Trading in criptovalute: trendlines, supporti e resistenze

Dopo aver introdotto le prime nozioni indispensabili per fare trading e aver spiegato nel capitolo precedente come si legge un grafico a barre in questo nuovo appuntamento tenteremo di comprendere meglio come si identifica un movimento al rialzo o al ribasso (i così detti “canali”) e cosa sono più nello specifico i supporti e le resistenze; prima di entrare nel vivo di questo post è importante però precisare che sebbene tutte le tecniche di trading che utilizziamo nel mondo delle criptovalute siano interamente mutuate dal trading sui mercati finanziari (forex in particolare), il settore delle “cripto” presenta profonde differenze rispetto a quello della finanza tradizionale. Questo perché innanzitutto con le cripto abbiamo esplosioni di volatilità (al rialzo o al ribasso) estremamente violente (cosa che nel forex avviene molto di rado) sia perché, come chiunque abbia avuto un primo approccio a questo settore può capire bene, il mercato delle cripto (essendo ancora privo di regolamentazioni) può essere soggetto a manipolazioni che possono facilmente mettere in crisi anche l’analista tecnico più preparato. Detto questo nei prossimi paragrafi tenteremo di fornire le nozioni fondamentali che sono necessarie per iniziare ad operare nel mondo delle criptovalute

Trendlines: identificare i canali rialzisti e ribassisti

Il prezzo sul grafico può muoversi sostanzialmente in tre direzioni:

  1. Rialzista: e quindi il prezzo cresce
  2. Ribassita: e quindi il prezzo scende
  3. Laterale: un movimento laterale identifica una fase di mercato che non presenta impulsi ne al rialzo ne al ribasso (normalmente si evita di operare in queste situazioni a meno che non siamo in presenza di particolari condizioni, come nel caso delle divergenze)

Quello che facciamo con l’analisi tecnica non è altro che tracciare una prima linea (trendline appunto) che congiunga tra loro i vari minimi che il prezzo ha toccato, producendo quindi una trendline che funge da supporto, e una seconda linea che congiunga invece i picchi massimi toccati dal prezzo, (producendo quindi una linea che funge da resistenza); lo spazio compreso tra queste due linea rappresenta appunto il “canale” dentro al quale il prezzo si muove e che può essere (ovviamente) rialzista o ribassista a seconda della direzione che il prezzo prende. Nella figura seguente osserviamo facilmente ciò che appare così difficile da descrivere a parole

Segnali di treding: definire entrate e uscite usando le trendlines

Quando un prezzo rompe un canale (di qualunque tipo esso sia) si verifica un segnale di trading; in pratica secondo lo schema che segue possiamo avere:

  1. Segnale long: il prezzo rompe la resistenza del canale (indipendentemente che sia ribassista, rialzista o laterale) ed è quindi il segnale che stiamo per entrare in una fase di mercato “bullish” (senza addentrarci troppo sul significato di questa parola inglese traduciamola banalmente come “rialzista”)
  2. Segnale short: il prezzo rompe il supporto del canale e quindi significa che stiamo per entrare in una fase bearish (come prima, traduciamo questo termine banalmente con “ribassista”)

Attenzione però perché fare trading limitandosi a queste semplici nozioni (specie sul mercato delle criptovalute) può avere esiti disastrosi e questo perché (come accennato), parliamo di un mercato soggetto a manipolazioni di ogni tipo quindi non è raro osservare un prezzo rompere il canale al rialzo per poi andarsi a schiantare nel giro di poche ore e perdere anche molti punti rispetto a quando abbiamo aperto la nostra posizione (la così detta bull trap, o trappola per tori) o, al contrario, rompere il canale al ribasso portandoci a shortare la nostra posizione per poi mangiarci le mani (fino ai gomiti in certi casi) perché a partire da qualche ora dopo il prezzo inizia a volare (la così detta bear trap o trappola per orsi). L’identificazione dei canali e delle varie trandlines non deve quindi essere presa per oro colato e bisogna sempre utilizzare i vari indicatori ed oscillatori (che vedremo nei prossimi capitoli) per tentare di ridurre gli errori (che comunque sono fisiologici, nessuno può avere il 100% di trade in attivo).

Concludiamo questo paragrafo segnalando una valutazione importante quando utilizziamo questo tipo di setup per fare le nostre valutazioni e cioè la “pendenza del canale”; i canali più affidabili sono quelli che presentano una pendenza minima e per i quali possiamo immaginare una tendenza che sia duratura nel tempo, i canali che invece presentano pendenze molto ripide (fino quasi ad apparire verticali) richiedono grosse iniezioni di denaro e quindi difficilmente possono andare avanti molto a lungo

Identificare i supporti e le resistenze attraverso i punti pivot

Anche nei paragrafi precedenti abbiamo parlato di supporti e resistenze (relative ai canali), questo perché definiamo così le linee estreme del canale (bullish o bearish che sia), ma come spiegato i canali sono “obliqui” cioè presentano una pendenza. Quando parliamo strettamente di supporti e resistenze parliamo invece di livelli che sono orizzontali e che rappresentano punti oltre i quali il prezzo fatica ad andare; facciamo un esempio per capirci meglio

Dal momento che non sempre un neofita riesce a tracciare correttamente i livelli di supporto e resistenza orizzontali (capiremo meglio perché nell’ultimo appuntamento di questo corso relativo a come elaborare la propria strategia di treding) il mio consiglio è di utilizzare i pivot point (punti pivot) di modo da tamponare questo tipo di mancanza, posto in ogni caso che all’aumentare dell’esperienza sarà più facile tracciare correttamente questo tipo di linee. Vediamo un’immagine per capire meglio di cosa parliamo

Come vediamo dalla figura i pivot point ci tracciano automaticamente (evito qui di illustrare la formula che permette di definire i punti pivot perché avrebbe un interesse puramente accademico ed è a mio parere scarsamente utile ai fini dell’operatività) i livelli orizzontali di supporto e resistenza. In particolare il livello definito PP (in blu nell’immagine precedente) rappresenta un importante punto mediano per cui in linea di massima possiamo dire che se il prezzo si trova al di sopra di questo punto siamo in una fase rialzista mentre se si trova al di sotto siamo in una fase ribassista. Le linee indicate come R1, R2 e R3 rappresentano le prime tre resistenze che il prezzo dovrà rompere mentre al contrario le linee indicate come S1, S2 e S3 rappresentano ovviamente i supporti; tipicamente il prezzo tende a rimbalzare in corrispondenza di queste linee (al ribasso quando tocca le resistenze, al rialzo quando tocca i supporti) e ci mette un po’ di tempo (ma questa non è una regola assoluta) prima di rompere questi livelli.

Conclusioni

In questo secondo capitolo abbiamo tentato di fornire alcuni strumenti utili per definire in quali direzioni il prezzo si muova, come accennato nel mercato delle criptovalute è sconsigliabile affidarsi solo a questi concetti per la propria operatività, rimangono tuttavia nozioni fondamentali se si vuol fare trading con profitto perché unitamente all’uso dei vari indicatori ed oscillatori (di cui ci occuperemo nei prossimi capitoli) ci forniscono gli elementi fondamentali per andare ad operare sui mercati riducendo il più possibile il rischio. Nel prossimo capitolo ci occuperemo di un oscillatore importantissimo per l’operatività di un trader: il relative strength index (RSI)

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