Relative strength index: come leggere e utilizzare correttamente l’oscillatore RSI

Il relative strength index (in italiano “indice di forza relativa”) viene comunemente indicato con l’acronimo RSI ed è uno degli oscillatori più utilizzati nel trading ed insieme uno dei più semplici ed intuitivi da comprendere; anche per questo motivo i neofiti inizialmente si concentrano sul suo studio tralasciando strumenti altrettanto importanti. Nel precedente capitolo ci siamo occupati di identificare i livelli di supporto e resistenza ma abbiamo anche detto che quel tipo di competenza da sola difficilmente può aiutarci a strutturare una strategia di trading vincente; affiancando a quanto detto nel secondo capitolo di questo corso l’uso dell’RSI possiamo già iniziare a strutturare una strategia degna di questo nome. Prima di addentrarci nel vivo di questo nostro terzo capitolo, però, alcune note introduttive.

Introduzione al Relative Strength Index: che cos’è l’RSI

L’RSI è un oscillatore ideato da John Welles Wilder (che lo introduce per la prima volta al grande pubblico nel 1979 col suo libro New Concepts in Technical Trading System); prima di spiegare nel dettaglio come si usa questo strumento penso sia doveroso, per completezza, spiegare che differenza ci sia tra i termini “oscillatore” ed “indicatore” visto che da qui in poi ne faremo abbondante uso

  1. Ipercomprato: definiamo così quella situazione in cui il prezzo ha toccato un valore massimo dopo il quale è prevedibile una fase ribassista (che può essere sia un’inversione del trend in corso sia un semplice ritracciamento), si tratta quindi di un segnale di short
  2. Ipervenduto: al contrario di quanto scritto sopra definiamo così il momento in cui il prezzo ha toccato un minimo dopo il quale molto probabilmente si verificherà una fase rialzista (ma attenzione, non significa necessariamente che la tendenza si è invertita, può essere semplicemente un rimbalzo terminato il quale il prezzo tornerà a calare

Come si legge l’RSI

L’RSI è un oscillatore che si muove tra due livelli (zero e cento); ci sono dei livelli in cui questo oscillatore inizia ad avere particolare interesse e sono più precisamente quelli compresi tra:

  1. 0 e 30: il prezzo è in ipervenduto
  2. 70 e 100: il prezzo è in ipercomprato

Per aiutarci usiamo l’immagine seguente che vale certamente più di mille parole

Come possiamo vedere da questa figura, quindi, dopo aver toccato la zona di ipervenduto (tra 0 e 30) il prezzo inizia a salire, mentre dopo aver toccato quella di ipercomprato (tra 70 e 100) inizia a scendere.

Uso dell’RSI nella strategia di trading

L’RSI ci fornisce utili segnali per definire i punti di ingresso e di uscita da un trade, ma da solo si rivela scarsamente utile a livello di operatività; per tanto andrebbe sempre affiancato ad altri strumenti. Sfatiamo subito l’idea che qualcuno potrebbe essersi fatto di poter fare trading comprando semplicemente sui livelli di ipervenduto e rivendendo su quelli di ipercomprato, in questo modo infatti alla lunga tenderemo ad accumulare perdite dal momento che, per esempio, in una fase ribassista il prezzo può rimanere in ipervenduto anche per diverso tempo prima di iniziare a rimbalzare o invertire il trend. Il suo stesso ideatore, per altro, ha confermato che uno dei principali usi dell’RSI sarebbe quello di studiare le divergenze (ma di questo ci occuperemo meglio in un capitolo ad hoc); per adesso limitiamoci a quanto appreso e mettiamo una nuova freccia al nostro arco. Conoscere l’RSI è importante, infatti, perché questo strumento affiancato ad altri ci permette di raccogliere importanti segnali (di acquisto o di vendita), andando avanti in questo corso capirai meglio come impiegare questo oscillatore associato ad altri strumenti per migliorare la tua strategia di trading; nel prossimo capitolo tenteremo di mettere ancora un’altra freccia al nostro arco imparando che cos’è e come si usa il MACD

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